giovedì, 07 febbraio 2008

Mio anelato Boris,

sono venuta a conoscenza da quel mostro di Alexej (che al momento intrattiene lubrichi rapporti con Olga, il pederasta) di quali orrendi crimini sei stato accusato e del motivo per il quale mesi fa fosti catturato alla "Cave". 

Non mi importa di quello che hai fatto (certo che la storia dei capezzoli potevi anche risparmiartela...) e spero che questa storia si concluda al più presto, in un modo o nell'altro.

Parigi senza di te è crudele. Talvolta mi capita di pensarti così intensamente che mi sembra di vederti davanti a me, nei caffè o per strada... quante magre figure ho fatto scambiando tanti uomini per te - l'ultima volta ho ricevuto una borsetta in testa dall'anziana donna di un giovane gigolo (o così credo) al quale sono saltata in braccio credendo che fossi tu... Ormai nei caffè chiedo il conte al posto del conto. I camerieri marpioni del "Café 2 Moulins" mi hanno capita e non mi correggono più; hanno anche smesso di provarci (la prima volta che mi hanno vista senza di te si sono dati alla pazza gioia, poi hanno capito che c'era poco da fare, un'ameba sarebbe stata più ricettiva).

I nostri amici esuli mi trattano come una vedova, viste le inclementi leggi d'oltreoceano. Evitano sempre il discorso, e in modo particolare il tuo nome, divenuto ormai un tabù. Tutti, tranne Zoidberg. Quel crostaceo ha qualcosa in mente, lo sento.

Vado a trovare Olga ogni giorno. E puntualmente, ogni santo giorno, al suo sacro capezzale c'è Alexej. Deve aver capito che con me non avrebbe avuto speranze. Olga si fa corteggiare allegramente - ma che bella fasciatura qua, ma che bella cicatrice là... e com'eri affascinante con quel burqa... e che t'importa del burrocacao, anzi, me ne metti un po' qui...? io non ne posso più, mi sento impotente. In più Tatjana è d'accordo che i due si vedano - che male c'è? è ricco, la fa ridere un po'... prendo boccate d'aria nel corridoio della clinica...

E' in una di queste "fughe di disgusto" che mi capita davanti agli occhi una piccola donna mora, capelli lunghi, faccia a punta e tette in vista... solo ora che ci penso ricordo che l'ho già vista da qualche parte... ma sì, sulla copertina di Lürica, un giornaletto di seconda scelta sul mondo dell'opera... si chiama... ecco sì Petuleta Azucar, è una celebre insegnante di canto, argentina, promotrice del metodo "Sing". Ed è qui da quattro giorni, va ininterrottamente avanti e indietro dalla camera a fianco ad Olga. Scopro che vi giace una sua giovane allieva caduta in coma in seguito a un rapporto sessuale estremo con un oboista (così almeno dicono le malelingue... nessuno è in grado di spiegare quale possa essere stato il ruolo dello strumento durante il fatto). Poverina, pare che fosse una promessa della lirica... Irène Suquette, soprano, già debuttante con il JeGheJe, un gruppo appassionato di musica pallosa, con sede al Bois de Boulogne. Ricordi? Sono quelli di cui vedevamo le loro pubblicità sui portoni delle chiese e non riuscivamo a trattenerci dal ridere e li apostrofavamo "manica di castrati"... i ricordi mi annientano.

Ho finito per parlare alla Azucar. Ha detto che mi conosceva già come allieva del Maestro Sgrattaquì, un direttore di coro italiano, e come tale dal sangue caliente, dice lei - non intendo venire a conoscenza dei laidi particolari tra i due, se mai ce ne siano - famoso in tutto il mondo per i suoi angoscianti e dissonanti brani di musica contemporanea. Il più famoso è “Scroscìo di Cessi”, che sfrutta allitterazioni sonore dell'acqua che scroscia sapientemente miscelate a pugni nello stomaco che i cantori devono darsi per esprimere al meglio la colica rappresentata nel pezzo. Alta scuola compositiva di Buchenw- cioè, Darmstadt. Dopo mille moine Petuleta mi ha chiesto di fare un'audizione presso di lei.

L'audizione:

Sinnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnngggggggggggggg

uuuuuuuuuuuuuuaaaaaaaauuuuu

oooooooooooooeeeeeeeeeeeeeiiiiiiiiiiiiiiii

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaaj.

Dice che sono la voce che cercava. Mi ha chiesto di seguirla a Buenos Aires, dove col metodo Sing tirerà fuori quello che non ho ancora scoperto di possedere.

Confesso che ho paura.

Pare che per Irène non ci sia più tanto da fare, e Petuleta non ha la minima intenzione di vegliarla, dice che il tempo è denaro e che quello accanto a Irène è tempo perso.

Non le ho ancora risposto. Ma ho sempre sognato di andare in Argentina a imparare il tango. Poi qui non c'è più niente che mi interessi.

Anche i nostri fratelli russi mi hanno suggerito di cambiare un po' aria, sono convinti che Petuleta mi aprirà nuove strade, e mi farà anche dimenticare il brutto vizio del mio lavoro. L'unico che si oppone è Zoidberg. Stupida seppia, di cosa ha paura? E' invidioso, lo dico io. Sarà che odia Petuleta, visto che gli ha detto che non sarà mai un cantante, con quella voce, ma soprattutto con quei bargigli... e lui se l'è presa! Sai com'è, vuole sempre fare e avere tutto... è insopportabile.

Montmartre mi uccide e i soldi scarseggiano... ho paura di scoprire come la Azucar intenda essere pagata...

Boris... dove sei? Te ne prego, se mai dovesse arrivarti questa lettera, rispondimi a questo indirizzo:

Escuela Sing-Sing

Plaza de la Muerte de la Música 12

Buenos Aires, Argentina

Il tuo ricordo mi dilania.

Irina

postato da: irinaeboris alle ore 18:02 | Permalink | commenti
categoria:irina a boris
domenica, 20 gennaio 2008

Olga chi?

postato da: irinaeboris alle ore 10:32 | Permalink | commenti
categoria:personaggi
domenica, 30 dicembre 2007

Alla cortese attenzione del Federal Bureau of Investigation, Washington D.C.

                                                 

Divisione amministrativa personale

 

Dopo avere ultimato la missione "Stop the Red" mi trovo impossibilitato nell'esercizio delle mie funzioni da condizioni psico-fisiche divenute improvvisamente proibitive.

Richiedo pertanto, in seguito a diagnosi di scorbuto in fase acuta, un periodo di aspettativa di mesi 2, con la riserva di prolungare il periodo se dovesse essere necessario.

Allego certificato medico del dott. Zoidberg, il quale si è gentilmente offerto di assistermi qui a Parigi nella malattia.

Sollecito inoltre a nome del suddetto un celere rimborso delle spese mediche tramite bonifico transfrontaliero.

 

Distinti saluti.

 

Caspar Scrotus

matricola ??????

 


 

Dott. Nathaniel Zoidberg

ginecologo

podologo

medico psichiatra

dermatologo

medico legale

 

 

Il paziente risfulta affetto da una forma ingravescente di avitaminosi C, la cui patogenesi è da ricercarsi in sfconsiderate abitudini alimentari e ridotta consfumazione di frutta e verdura. La sfituazione è precipitata a causa dell'assfunzione di una quantità sfpropositata di Coca Cola nelle ultime 48 ore. Al momento del ricovero pressfo la mia clinica il paziente, in sftato di grave asftenia, riportava diffuse emorragie cutanee, gengivite purulenta, alitosi e piedi piatti. L'esame delle urine ha confermato anche uso di oppiacei e anfetamine negli ultimi sei mesi.

Lo sftato generale è attualmente disfcreto, specialmente dopo avere effettuato lavanda gasftro-intesftinale e clisma opaco di controllo (l'esame ha però evidenziato colite sfpasftica ed abitudini sfessuali devasftanti). Il suo collega, agente Olive, riferisce di stato emotivo alquanto instabile e squilibrato, con episodi depressivi ed alta irascibilità probabilmente dovuti allo stress lavorativo.

La diagnosi è di sfsfssfcòrbuto in fase acuta, la terapia consfisterà nella sfomministrazione di una dieta varia, ricca di vegetali freschi e plancton, nonché 150 g di acido ascorbico (vitamina C) 2 volte al dì.

Per quanto riguarda la prognosfi sfi raccomanda riposo assfoluto per i prossfimi 30 gg., a cui sfeguirà ulteriore controllo medico.

 

Dott. Nathaniel Zoidberg

Clinica privata "Le chélate joyeux", Parigi

 

P.S(F).: A quanto ammonta esattamente la retribuzione previsfsfta per le mie mansfioni?

postato da: irinaeboris alle ore 21:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:carteggi lavorativi
lunedì, 10 dicembre 2007

San Francisco Chronicle

Arrestato cospiratore comunista a Parigi

Alcatraz la sua nuova casa

Un cittadino russo, presumibilmente a capo di una cellula cospirativa impegnata in diverse attività di propaganda comunista, è stato arrestato a Parigi dopo lunghe indagini e trasferito al carcere di massima sicurezza di Alcatraz, hanno riferito questa mattina alcuni funzionari del Presidente.

Boris Vassile'evic Vertov, 32 anni, meglio conosciuto negli Stati uniti come Edward Anterem, è stato arrestato grazie ad un'operazione congiunta di CIA ed FBI. "Abbiamo liberato il mondo da un pericoloso terrorista che operava contro la democrazia e la libertà dell'America," ha affermato l'agente CIA John L.Olive, squadra sovversivi, parlando in diretta televisiva dal luogo dell'arresto (un equivoco locale dall'eloquente nome di "Cave de Plaisir"). Ha poi continuato definendo le prove a carico di Vertov "numerose, chiare e confermate da informatori attendibli". Sarebbe stato proprio un compatriota, Alexej Raskolnikov, a denunciare il fuggiasco, pare per motivi personali.

Vertov è stato fino ad oggi custodito dalle autorità militari in qualità di "nemico combattente", e sarà perciò processato da un tribunale militare. In attesa del giudizio sarà trattenuto presso la "Rocca", sull'isola di Alcatraz, definito dai vecchi di Frisco come "il luogo in cui si entra camminando e si esce in una bara", alludendo al fatto che non si sono mai registrate evasioni.

Nato a San Pietroburgo all'epoca dello zar, ha rinnegato le sue origini nobili per farsi portavoce e poeta della rivoluzione, rimanendo però vittima delle purghe anti-aristocratiche. Insieme ad un folto numero di esuli si sarebbe poi trasferito a Bolonja, in Italia, nella comune artistica della Grande Donja, commediante di successo. Qui avrebbe conosciuto elementi di spicco della malavita internazionale, che lo avrebbero condotto negli Stati Uniti dove si è arricchito svolgendo ignobili attività di traffico d'organi, sempre continuando nel frattempo a scrivere noiosissime poesie inneggianti al comunismo. Crimine, politica, poesia: queste le molle fondamentali dell'agire di Vertov, ma anche amore, quest'ultima costituendo anche la sua perdizione. Proprio dagli incauti spostamenti nel bacino del Mediterraneo all'inseguimento di una seducente connazionale gli agenti dei servizi segreti sarebbero stati messi sulle sue tracce.

Il Presidente ha commentato l'arresto questa mattina stringendo la mano alla direttrice di una scuola elementare presso cui era in visita. "Vi dico che abbiamo catturato un uomo che è una minaccia per la nazione [...], ora è via dalla strada, una persona del genere non può circolare liberamente", ha esternato mentre era in posa per la foto di classe.

Un'esistenza costellata di continue fughe, travestimenti e inganni fa da sfondo al ritratto di un uomo profondamente innamorato della vita e pronto a combattere per difendere i suoi ideali. Ciononostante la sua fede in un'ideologia retriva e spietata lo ha reso un elemento indesiderato una società che vogliamo libera e plurale.

 

Geoffrey Patriotson

postato da: irinaeboris alle ore 09:28 | Permalink | commenti
categoria:articoli
martedì, 27 novembre 2007

Dialogo tra l'agente Scrotus, FBI, e l'agente Olive, CIA, in missione segreta presso la "Cave de plaisir", equivoco night club con annesso sexy shop nei pressi di Place Pigalle, Parigi.

Ore piccole.

 

Scrotus - Scusi, ha da accendere?

Olive - Mi spiace, non fumo. Se vuole però posso offrirle uno scotch, del migliore s'intende!

Scrotus - Grazie, ma sono astemio.

Olive - Io invece bevo come una spugna, da quando la piccola Zoe mi ha lasciato...

Scrotus - "Gran pezzo di figliola quella"!

Olive - Come ha detto, scusi??!

Scrotus - Ah, già: "gran BEL pezzo di figliola quella!".

Olive - Ecco, mi sembrava... avevo già inserito il silenziatore alla pistola per farvi fuori! Voi dell'FBI avete sempre un modo tutto vostro di riferire le parole d'ordine e rischiate la pelle per niente. E adesso vedo che vi ossigenate pure. Ottimo. Comunque vi ho già identificato, possiamo porre fine a questo patetico scambio di parole tra uomini soli in questo luogo di perdizione. Eccovi il distintivo: matricola 897667, squadra "sovversivi", agente John L. Olive, già militante per i diritti civili e militante Black Power.

Scrotus - Caspar Scrotus, la matricola non me la ricordo, ordinario FBI specializzato in B-files (Boring files, ndr), membro disincantato dell'etnocrazia WASP. Comunque diamoci una bella sciacquata, ne ho già piene le palle di stare appollaiato su questa specie di trespolo a guardare gli altri sollazzarsi sulla pista. Sarà la decima volta che mettono su Moi, Lolita e sento che sto diventando pedofilo. E' dalle 9 che sono qui, e in servizio si può solo bere Coca Cola: ormai ho ruttato anche l'anima.

Olive - Appunto, muoviamoci. Abbiamo per le mani un pesce grosso stavolta. Non il solito presidente democratico con la mania dei sigari. Vediamo un po'... Missione: "Stop the Red". Obiettivo: Boris Vassile'evic Vertoff; catturare e trasferire al penitenziario di Alcatraz. Nel suo dossier figurano: attività cospirativa in 13 paesi fra cui gli Stati Uniti, immigrazione clandestina, traffico di stupefacenti fatti in casa, possesso di kalashnikov, produzione e spaccio di poesie (pessime) a sfondo politico.

Scrotus - Tra i reati federali abbiamo invece: guida in stato di ebbrezza, falso in bilancio, sfruttamento della prostituzione, ed espianto e ricettazione di capezzoli... eccheccifaceva coi capezzoli???

Olive - Collanine, i cinesi ne vanno matti.

Scrotus - Bastardi comunisti, non sanno più cosa inventarsi: non gli bastava mangiarsi i bambini, no, loro devono essere originali a tutti i costi! Mamma mia quanto li odio!!!

Olive - Calma ora, contròllati: la seppia ci sta osservando.

Scrotus - Chi, il dott... comesichiama... sì, Zoidenberg? Ma quello è un mutante ritardato!

Olive - Ritardato fin che vuoi, ma si tratta pure di un fiancheggiatore della rivoluzione internazionale, nonché fido servitore della bella Irina. E poi si dice Zoidberg. Più di una volta ha tratto d'impaccio i due piccioncini, e sono convinto che abbia molto da nascondere sotto quell'apparenza di debosciato senza vita privata. Risulta iscritto a tutti i programmi di assistenza sociale per nullatenenti e vive sulle croste di chi lo sopporta: è arrivato a Parigi in autostop per assistere Olga.

Scrotus - Olga chi?

Olive - Ma allora non hai proprio fatto i compiti! Olga Ivanovna, quella esaurita che tre settimane fa si è data fuoco per amore, o meglio per mancanza di... materia prima. La vedi? Proprio là davanti alla toilette, in disparte, quella col burka a paillettes sulla sedia a rotelle. Poveretta, è stata per lungo tempo in fin di vita, poi, da un momento all'altro, ha ripreso conoscenza, ma la vita ora le è sicuramente meno rosea di prima... Pensa solo al burro di cacao: non sa più dove metterselo!

Scrotus - Non è mai detta l'ultima parola: qui a Parigi fanno miracoli coi grandi ustionati, la rimetteranno in sesto prima o poi. Certo, tutto ha un prezzo, ma dai miei ultimi appostamenti alla clinica Saint Flambé ho notato che sta nascendo una certa simpatia tra lei ed il ricco Alexej. Dio li fa e poi li accoppia!

Olive - Il nostro gancio... Ma non era follemente innamorato di Irina? Lo hanno ritrovato in accappatoio sul cornicione dell'Hotel Metropole a urlare la sua solita solfa "V'AMO, SOFFOCO, T'AMO, SONO PAZZO, NON NE POSSO PIU', E' TROPPO...". Scommetto che si ricrederà non appena la sbendano.

Scrotus - Non ne sarei tanto certo. E' un tipo volubile, sì, ma quando si mette in testa una cosa va fino in fondo.

Olive - Hai ragione. Lo stiamo tenendo d'occhio fin da quando era in Russia cogli altri. Discende da un'antichissima famiglia nobile, ramo cadetto dei Romanov: egli stesso è genuino assertore della missione divina dello zar nel mondo, ma quando si imbatté nel romantico idealismo della maliarda Irina non seppe resistere ai suoi ormoni, e si diede alla dissidenza per amor suo. Secondo un mio collega russo (ma non bisogna mai fidarsi dei sovietici) le ragioni del suo esilio sarebbero legate ad un calcolo di schietto opportunismo: alla sua attività rivoluzionaria contro la dittatura zarista avrebbe fatto seguito la perentoria minaccia di un soggiorno in Siberia. Suo padre, consigliere dello zar, perdonò i suoi eccessi di gioventù, ma ritenne più prudente per la sua incolumità mandarlo in Europa in "vacanza-studio". Non è più tornato in patria da allora.

Scrotus - In fondo però è rimasto sempre lo stesso. Prima l'ho sorpreso mentre, passando davanti al privé gay-lesbo si lasciava sfuggire sibilante: "Marmaglia infeconda...". Reazionario, appiccicoso e pure omofobo? Ma chi se lo piglia?!?

Olive - Olga, cretino. Temo che stiamo perdendo di vista l'obiettivo primario della nostra missione, che a questo punto sarà rinominata "Enduring gossip". Non dobbiamo lasciarci sfuggire nulla. Guarda quelle due che ballano insieme accerchiate da un trio di guappi: mi sai dire chi sono?

Scrotus - Comincio ad essere stanco, e poi ho degli strani fastidi alle gengive, sarà la Coca Cola... Allora, vediamo: quello con scarpa a punta, acqua in casa e pacco in vista l'ho già visto da qualche parte...

Olive - Le due donne, non i tre uomini!!!

Scrotus - Ok, ok! Ehm..., se non sbaglio dovrebbero essere Tatjana, zia di Olga, personaggio di spicco nei salotti della Pietroburgo bene, e Catrina Kalibukova, ballerina di varietà e dicono anche fattucchiera. E' arrivata solo stamattina, in piena sintonia col suo proverbiale ritardo: se fosse stato per lei a questo punto Olga poteva essere già meno che cenere!

Olive - Ed ecco proprio lì a fianco il nostro uomo mentre danza assorto con la sua dolce dama. Se non avessi fretta di tornare in ambasciata per vedere "The Bold and the Beautiful" li lascerei ancora un po' a godersi gli ultimi inconsapevoli attimi insieme.

Scrotus - Eh già... loro sì che sono una coppia affiatata. Devi vedere come se la spassano insieme! Figurati che l'altro giorno durante un'intercettazione al Metropole li ho beccati che...

Olive - Andiamo Scrotus, prepara le manette e le catene per i piedi. Mi raccomando però: massima discrezione. L'ultima cosa che vogliamo sono quei dannati avvoltoi della stampa fra i piedi.

Scrotus - Ah che bellini... mi fanno quasi tenerezza. Che lavoro infame: vai in giro in incognito, non hai uno straccio di vita privata, poi a un certo punto te ne vieni fuori ed infrangi gli idilli perfetti. Ed io che sono un romanticone: la mamma lo diceva sempre!

Olive - Si frigga la mamma. Parti con la procedura di avvicinamento disinteressato.

Scrotus - Forse è meglio che te ne occupi tu. Non so che cosa mi stia prendendo: mi gira la testa e ho uno strano sapore di ferro in bocca... oddìo: sangue! Non ricordo di essermi morso...

Olive - Ok, tu resta qui, signorina. Sui federali non si può mai fare affidamento. Vai almeno ad avvertire l'autista che siamo pronti.

 

(urla indistinte, colluttazioni, vetri rotti: nel parapiglia si distingue solamente un disperatissimo "Bori§, nooooooooooooo!!!")

 

 

Ambasciata USA, Parigi.

Le prime luci dell'alba.

 

Olive - Il comunista è chiuso in cella: sbraita come un ossesso ma almeno le nostre camere sono ai piani alti, e mal che vada metterò i tappi.

Scrotus - Ma prima c'è Beautiful, se vuoi lo guardiamo insieme.

Olive - Giusto, stavo per dimenticarmene. Certi piaceri non si possono condividere. Buonanotte.

Scrotus - Adesso che abbiamo finito... posso chiederti una cosa?

Olive - Sì ma basta che fai in fretta: la sigla mi carica.

Scrotus - E' giusto una curiosità. Sai com'è... le voci che mettono in giro, poi finisce che uno ci crede e si fa dei complessi... Vedi, io non è che sia... però mi domandavo se è vero che... che voi neg...ehm  se voi neri ce l'avete... (allargando le braccia, ndr) Insomma mi hai capito: se siete così dotati di natura o...

Olive - Dormici su. E perfavore curati la gengivite. Quando parli arrivano gli sputazzi di sangue: sei ributtante.

Scrotus - Dovrei avere un campioncino di colluttorio alla fragola nel beauty-case...

Olive - E fai qualcosa anche per l'alito; chiedi al medico dell'ambasciata, sei grave.

Scrotus - Pensi che si possa intervenire... chirurgicamente?

Olive - Per l'alito no, ma per l'altra cosa forse...Si è fatto tardi Scrotus: vai a letto.

Scrotus - Ma la mia era solo una confidenza, non volevo sembrarti impiccione o invidioso. Volevo solo sapere se almeno voi...

postato da: irinaeboris alle ore 17:03 | Permalink | commenti (2)
categoria:intercettazioni
domenica, 18 novembre 2007

Boris...

 

Mi trascinasti con forza sui gradini.

Dieci, venti, cinquanta gradini.

Ti seguivo fremente, sebbene fossi già in crisi respiratoria.

 

Non potevo immaginare dove ci avrebbe portati la passione insana che scaturiva dai nostri corpi malati.

I tuoi occhi erano inaccessibili, sembrava che non ci fossimo più parlati da una vita e che non ci conoscessimo più. Quell'ombra di sconosciuto che intravedevo in te mi innervosiva e mi eccitava.

Due, tre, quattro piani - eccoci  all'ultimo piano dell'albergo, dove era stata improvvisata una discoteca anni 70 sulla moquette con palla di vetro, pantaloni a zampa, capelli alla Ringo Starr e tutto il resto.

Troppo pubblica.

Una porticina: mi ci infilasti dentro, mi seguisti. Un corridoio buio ed eccoci in un solaio, dove vedemmo enormi bauli che vomitavano tende di velluto rosso, abiti di broccato usati per chissà quali meravigliosi spettacoli... Scorgemmo uno scrigno su di una specchiera colmo di gioielli (come per un riflesso involontario ce ne riempimmo subito le mani - poi, facendo finta di niente e vergognandoci un po', posammo i malloppi e tornammo a noi). Era bigiotteria.

Infine, da quel marasma infernale spuntò un letto di ferro battuto, oramai sfondato e usurato dal tempo. 

 

I nostri sguardi si incontrarono. Ero ancora palpitante per la corsa.

Una pioggia lasciva s'impadronì del cielo sopra di noi e cominciò a battere insistentemente.

Tic tic tic.

Ti guardai con un'espressione colpevole che evidentemente ti legittimò a gettarmi sul letto.

Una nube di polvere si spanse dal materasso.

Mi immobilizzasti le spalle e, tossendo e lacrimando, mi bendasti. 

Ora non potevo far altro che immaginare i tuoi movimenti seguendo il tuo profumo...

Ero abituata a condurre io il gioco e l'improvvisa cecità mi costrinse ad ascoltarti per la prima volta.

I sensi che mi restavano erano acuiti, mi sentivo trascinare da un'onda che montava e montava e sembrava infrangersi da un momento all'altro, mentre mi lasciava ogni volta più insoddisfatta.

Mi togliesti la benda.

 

Lo spogliarello proprio non me l'aspettavo.

Dal corridoio arrivavano le hit dei 70 e ne eri come rapito.

Ti muovevi bene, con grazia da consumato ballerino di night club.

Mi sa che non mi hai detto qualcosa.

Ogni indumento che ti toglievi lo gettavi su di me. 

Infine, sepolta sotto una coltre di abiti, sbucai dal mucchio e ti guardai.

Avevo davanti a me il più superbo esemplare di Vir Uralicus.

 

La musica cambiò. E ridiventasti l'amante.

"Ma non lo senti come ti amo? Non c'è niente che possa separarmi da te. Amore. Sei la mia vita. Ti amo e ti amerò per sempre." 

I pensieri mi affollavano la mente, accavallandosi incuranti a Gloria Gaynor.

Il terrore di perderti s'impossessava di me. Ti strinsi più forte. 

L'unione completa e armonica dei nostri corpi mi sembrava in quel momento solo un'ombra della perfezione delle nostre anime unite in chissà quale disegno celeste.

Potessi attraversare questa barriera corporea e dissolvermi dentro di te.

Forse è meglio che la smetta con gli acidi.

 

Spenti, giacemmo in silenzio. Anche la musica della discoteca era cessata. Per un attimo l'idea che i madidi turisti discofili avessero sentito i nostri urli ferini mi è balzata in testa e mi ha fatto sussultare d'orrore.

Ma chissenefrega!

Poi ho dormito tutta la notte, accanto a me avevo l'uomo della mia vita.

 

Buongiorno, Conte...

 

Ora vado da Olga, in clinica. Le porto un bouquet di rose rosse. Le parlerò anche dell'idea di stasera, così si distrae un po'. La piattola zarista mi ha detto che anche Katrina è arrivata a Parigi. A questo punto possiamo coinvolgere tutti... che idea fantastica!

 

Chiamami a pranzo in albergo.

 

- je te veux -

Irina

postato da: irinaeboris alle ore 21:42 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 22 ottobre 2007

Intercettazioni ambientali c/o Hotel Metropole, Parigi.

Corridoio dell'XI piano, anticamera della Suite Royale.

[Microspia applicata a fusto di ficus benjamin compiacente].

 

Trascrizione e commento a cura di agente Scrotus.

 

 

INIZO RILEVAZIONE

 

Boris - Avete fatto presto... soddisfatta comunque?

 

Irina - Ma.. Boris... io... tu qui?... non è come pensi!... l'ho chiuso in bagno... era nella vasca... ma...

 

Boris - Non provo interesse verso i dettagli della vostra sordida intesa.

 

Irina - Ma quale intesa? Alexej non significa niente per me: mi ha fatto credere che Olga fosse perita nell'incendio!

 

- dinnnn! squisssc (presumibilmente ascensore arriva al piano e apre le porte scorrevoli); passi pesanti; macchina fotografica appesa al collo cozza con occhiali; goffi saluti di circostanza in cockney; silenzio -

(turista obeso in cerca della sua stanza, ndr)

 

Irina - E lei di cosa s'impiccia, sacca di sugna? Si faccia i cazzacci suoi!!! (in italiano nel testo)

 

- porta che si apre e si chiude; pausa -

 

Boris - Ah disgrazia... menti sapendo di mentire. Tu hai lasciato me per quel paramecio monarchico? Amettilo se hai coraggio!

 

Irina - Ero costretta in Egitto a causa del Grande Frate; Lui (indicando la porta, ndr) mi ha portata qui con intenzioni lubriche. Mi ha mancato per un pelo... capisci?

 

Boris - Balle! Così ricambi l'amor che ti porto?

 

- silenzio, poi lungo sospiro femminile -

 

Boris - È inutile che continui ad aggiustarti il corpetto con quell'aria falsamente contrita: non conosci dunque vergogna?

Eppure... fatico ad odiarti. Sei dannata dalla tua stessa vacuità, ed io, meschino, non posso che seguirti ovunque... Vuoi che m'uccida?!?

 

Irina - No, questo non lo dire.

 

Boris - Lasciami dunque, lasciami! Che t'assista il Signore: io me ne vado.

 

Irina - Boris, ascolta!...

 

Boris - L'hai voluto e ben ti sta: addio. Credo saprai consolarti.

 

- rumore di passi in allontanamento sulla moquette -

 

Irina - Così mi schianti il cuoreee...

 

Boris - (in lontananza) Pentirsi è vano dopo l'offesa.

 

- pianto muliebre rotto da singhiozzi; silenzio, poi passi decisi in avvicinamento -

 

Boris - TI SFONDEREI IL CRANIO.

 

Irina - TI DAREI FUOCO.

 

- pausa -

 

Irina - Possiedimi qui!

 

Boris - No, non qui.

 

- scalpiccio confuso sulle scale, mugolii sommessi, colpi attutiti dalla moquette: mandria di bufali in calore? -

 

FINE RILEVAZIONE

postato da: irinaeboris alle ore 11:49 | Permalink | commenti (3)
categoria:intercettazioni
sabato, 13 ottobre 2007

TatjanaZia della più famosa Olga (nessuno sa chi è ma tutti sanno che esiste), ha da poco superato la quarantina, è una donna matura e conosce il mondo, pur non avendolo mai girato.


Discendente da una nobile famiglia russa caduta in disgrazia in seguito alla rivoluzione, ha passato tutta la vita alla ricerca spasmodica di un latifondista - anche brutto come la fame, basta che sia ricco - diceva.

Sinora i suoi sforzi sono stati vani e si mantiene cucendo vestiti per le gran signore di Bolonja.

E' stata obbligata da un ironico destino a lasciare il lavoro in seguito alla tragica vicenda della nipote a Parigi, che si è data fuoco all'Opera.

Il destino sta per riservarle sfucculente sorprese.

postato da: irinaeboris alle ore 10:28 | Permalink | commenti
categoria:personaggi
venerdì, 13 luglio 2007

Su e giù per quei fottutissimi Champs Élysées, 15:02-17:48

Il taxi di Ahmed, solo in apparenza una carriola sfondata regno del kitsch nazionalista arabo, è in realtà dotato delle più moderne apparecchiature di navigazione e localizzazione: mentre ero alle prese col famelico vegetale l'intrepido berbero si è occupato di piazzare sotto la limousine del frocio un dispositivo "Guia". Guia? Questo nome non mi è nuovo... dev'essere la procace batterista nei Feathers Iron, ma cosa c'entra con una microspia? Uno spelling sputacchiato chiarisce l'equivoco: l'apparecchio è un G.W.I.A. (acronimo di "Guess Where I Am"), versatile oggettino in dotazione agli agenti segreti di Sua Maestà. Non oso chiedermi come sia finito nelle mani di Ahmed. Due i tasti, tre le funzioni fondamentali: la prima, Locate, permette di localizzare la fonte del segnale, con la seconda, Detonate, si innesca una carica di esplosivo al plastico, "perché non si sa mai...", provocando in terzo luogo la fine immediata della missione. Un simpatico -bip!- ci avverte costantemente della vicinanza al nostro obiettivo mobile, mentre io mi tengo timorosamente alla larga del tasto omicida fissando con sguardo supplice il navigatore satellitare. Rapidamente raggiungiamo l'inconfondibile vettura da mafioso nei pressi dell'Arc de Triomphe, dove, dopo avere stracciato una precedenza a una Multipla sovraffollata targata Avellino da cui si dipartono coloriti improperi, ci buttiamo sull'Avenue des Champs Élysées. Con la fronte ancora imperlata di sudore freddo osservo dal sedile posteriore la limousine che accosta proprio davanti alle vetrine luccicanti di Hermès, poche decine di metri avanti a noi. Non riesco a trattenere una trafila di suoni sconnessi, che evidentemente impauriscono il mio distratto autista al punto tale da fargli azionare il freno a mano (eccheccazzo), proiettare la nostra vettura in un acrobatico testacoda e porci in rotta di collisione con un pullmann stracolmo di turisti giapponesi. Un controcolpo di sterzo dell'ultimo momento evita il peggio, ma il retrotreno del taxi è ormai solo un ricordo. "Allah akbàr!" ("Allah è grande!"), sono le uniche parole di cui è capace Ahmed quando si accorge di essere ancora di questo mondo, ma le mie preoccupazioni sono altre: è stato più grave aver vanificato in un sol attimo i miei sfrozi di segretezza con l'incidente epocale o piuttosto imbatterci in questi stupidi musi gialli che hanno filmato tutta la scena e divulgheranno la mia immagine di ricercato in ogni angolo del pianeta? Fra l'altro ho sempre trovato le constatazioni amichevoli terribilmente noiose. Si impone la fuga: mi defilo dal finestrino anteriore destro, l'unica uscita disponibile nell'accartocciamento generale, senza dimenticarmi di lasciare 500 rubli nella mano sudaticcia del camitico. Irina non si è accorta di nulla, ne sono certo, specie considerando l'entità del suo attuale impegno: grattare fino al fondo il sozzo barile di Alexej. Nulla, al di fuori di un'unghia rotta, potrebbe distoglierla dai suoi intenti. Li intravedo all'interno del negozio, lei sempre più rapace e lui sempre più viscido. Qualche migliaio di franchi più tardi una piramide di pacchetti varca l'uscita trainata da suoi volenterosi scagnozzi griffati, seguita dalla trionfante Irina, avvolta in un orrendo foulard a scacchi: Piazzola o Hermès? Il dubbio sussiste. Protetto dalla barba incolta e da un caffetano color senape rubato ad Ahmed, mi avvicino ai due, e in un brandello di conversazione li apprendo in direzione Place Vendôme per un aperitivo. Non rimane che il métro per coprire il tragitto.

 

Place Vendôme, 18:30

Da una panchina scrocqueise, in prossimità dei tavolini di un pretenzioso piano bar, il notiziario di Radio France mi informa di un ingorgo di traffico che paralizza gli Champs, pare causato dai soliti sans papier rompipalle. Approfitto della lunga attesa per procedere nei miei studi poetico-antropologici. Tra gli esemplari più interessanti:

  • Uomo anziano con qualcosa di simile a una lunga supposta in bocca e baguette sotto l'ascella: procede disinvolto corrugando la fronte in un'espressione agnostica; guru di fine secolo?;
  • Grasso boss con valigetta in pelle umana (imbottita di tritolo?) incede con passo da equilibrista sul marciapiede: si ferma di fronte ad un negozio di bambole; padre o pedofilo?; incrocio esistenziale tra etica mafiosa ed etica genitoriale;
  • Giovane puledra vestita d'azzurro con rete da pesca nera per calze, mazzo di rose in mano, innumerevoli sacchetti di boutique da cui spunta tessuto inusuale (latex?); forse sadomaso in shopping;
  • Tassista impazzito per pompino da parte del passeggero semina il panico travolgendo pony-express in bici; ottima esemplificazione del dissidio "Eros e civiltà", (Herbert Marcuse).

Finalmente arrivano cinguettanti e si piazzano nel bar vicino, forse attratti dalla promessa di una happy hour dalle condizioni piuttosto vaghe. Che il sorcio abbia finito i soldi?

 

Hotel Metropole, di fronte a Suite Royale, 19:36

Si sono chiusi dentro qualche minuto fa, e già sento il mostro dagli occhi verdi graffiarmi le viscere; la gelosia oscura progressivamente le mie facoltà mentali, e come in un fotogramma mi vedo disperato sgomento digrignante pazzo. La mia mano già s'avventa feroce sulla maniglia per coglierli allacciati in uno spasimo sui preziosi tappeti persiani, quando la porta si socchiude lentamente ed appare lei...

 

M'illumino d'immenso.

postato da: irinaeboris alle ore 23:15 | Permalink | commenti
categoria:diari
martedì, 19 giugno 2007

ore 14:24. Parigi, Hotel Metropole, stanza "le buc" 112. Tatjana è appena tornata dal Saint Flambé dove ha assistito la nipote per pranzo.

Tutti i fottuti telefoni degli alberghi si divertono a squillare sui riposi convulsi dei nostri stanchi eroi.


<driiiiin!>


Tatjana - (dall'oltretomba) Pronto?

 

Irina - Pronto, Tatjana? Sono io, Irina.

 

Tatjana - Irina, mia cara, da quanto tempo... ho ricevuto la tua lettera, sono felice per te e Boris, ma l'ho visto assai contrariato e instabile in questi giorni.

 

Irina - Oh, Tatjana, che importiamo io e Boris in questo momento? C'è ben altro a cui pensare... purtroppo. Alexej è venuto a prendermi a Il Cairo, mi ha detto tutto... e sono così addolorata...

 

Tatjana - Cara Irina, anche io sono rimasta sconvolta dal folle gesto di Olga, ma vedi, mi somiglia, è mia nipote... anch'io alla sua età mi sarei data fuoco per un latifondista...

 

Irina - No, non parlare, non voglio che soffri inutilmente ricordandola, né che ripensi al suo gesto, io piango con te, ti sono vicina...

 

Tatjana - Bè, su, adesso non ne facciamo una tragedia...

 

Irina - Ma come? Era così giovane, e tu parli di lei come se fosse ancora fra noi e invece...

 

Tatjana - Ma certo che è ancora fra noi, un po'... diversa forse, però è viva e vegeta. Soprattutto vegeta.

 

Irina - Ma allora... quel fij’ndrocch... je venisse ‘na *#@@§X*X di Alexej mi ha mentito!

 

Tatjana – Prego?

 

Irina - Alexej, quel tubo di sego... mi ha detto che Olga era morta.

 

Tatjana - Il fellone! E tutto questo perché, mi chiedo... per averti?

 

Irina - Certo, voleva essere la spalla sulla quale avrei versato le mie lacrime amare.

 

Tatjana - La piattola!

 

Irina - Già, ma quale sollievo mi dà questa notizia! Dunque quali sono le sue condizioni di salute?

 

Tatjana - Olga sta "bene", anche se orribilmente sfigurata. Ci vorranno un po' di soldi per ridare al suo volto una parvenza UMANA.

 

Irina - Le sarà ancora più difficile accettarsi, adesso.

 

Tatjana - Sì, ma le starò molto più vicina che una volta. Questi latifondisti non sono proprio più degni di meritarsi la nostra sofferenza di donne sole. Mi piacerebbe sapere il tuo parere di "donna navigata" nell'universo maschile, con te gli uomini sono tutto miele...

 

Irina - Non posso dire che la corte degli uomini mi faccia felice. Certo, fa piacere ricevere mille attenzioni, soprattutto da spasimanti ricchissimi (Alexej ha promesso di portarmi da Hermès nel pomeriggio!), però quando ti accorgi che essi vogliono solo il tuo corpo senti una voragine in cui vorresti affogare perché non è possibile che la mente umana arrivi tanto in basso. Boris invece...

 

Tatjana - Lui ti ama, Irina. Già mi confidò la sua passione ardente ad Amsterdam, quando assieme a Zoidberg viaggiava per il nord Europa alla tua ricerca; poi lo ha ribadito qualche giorno fa, anche se furioso di averti perduta a Santorini per una stupida missione. E per di più è gelosissimo di Alexej - ho avuto paura della sua reazione quando gli ho detto che ti veniva a prendere in Egitto.

 

Irina - Sciocco, non ne ha motivo. Per me Alexej non conta nulla. Invece quando penso al suo nobile corpo un tremito mi prende tutta...

 

Tatjana - Allora spiegatevi, e in fretta, anche. Non vorrei fosse sparso del sangue inutilmente. Alexej non sa cosa rischia a corteggiarti.

 

Irina - Appena mi sarà possibile lo farò. Ma prima Olga: dov'è la clinica ove alloggia?

 

Tatjana - XVIII arrondissement, Clinica Saint Flambé; Reparto Grandi Ustionati, 2° piano.

 

Irina - Bene, allora ci vediamo domattina. Nel frattempo riposati. Vuoi qualcosa da Hermès? Finché si può sfruttare la situazione...

 

Tatjana - Ma, ecco... avevo sbavato su un vestitino di seta color becco d'anatra l'altro giorno... se capita...

 

Irina - E' già tuo. Ti abbraccio, a domani.

 

Tatjana - Ciao carissima... e grazie.

 

Irina - Di niente, arrivederci.

 

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postato da: irinaeboris alle ore 19:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:telefonate