Mio adorato Conte,
anche se avete mutato la vostra natura per me resterete sempre il più seducente degli uomini che ho conosciuto in vita mia. Purtroppo non potrò più avere modo di dimostrarvelo poiché ho intrapreso una strada di vita molto difficile e definitiva, quasi come la vostra.
Ma è meglio che vi racconti tutto dal principio. Dopo avervi scritto la mia ultima missiva ero atterrita dai passi che sentivo arrivare da fuori la mia tenda, temevo fosse mio marito. Mi sbagliavo. Un'orda di benintenzionati missionari (così si definivano) armati di tonache bianche, con strani cappelli in testa e recanti equivoche insegne nelle loro luride mani stava compiendo il più scioccante abominio sulla tribù di mio marito. Sconvolta dalle urla che sentivo provenire dalle tende vicine alla mia, non vedevo nulla ma potevo intuire quali aberrazioni stavano compiendo sui miei parenti maschi acquisiti. Tecnicamente li stavano evirando. I missionari della Clinica Tran.Si.To - in missione epurativa - stavano compiendo il loro massacro quotidiano. Distrutta dal dolore e temendo una ripercussione sui miei preziosi genitali (non si sa mai!), a corto di idee, mi improvvisai monaca e uscii dalla mia tenda apostrofandoli "servi della sacra genitalità". Funzionò benissimo. Anche troppo. Cominciarono ad adorarmi, con quelle mani ancora madide di sangue e di chissà quali orrendi umori, sporcandomi l'artigianale saio bianco che mi ero cucita addosso. Sopportai le luride effusioni mascherando il ribrezzo con una violenta possessione diabolica. Preoccupati per me (mi amavano...) mi trasportarono in lettiga alla volta di Algeri.
Fu durante il viaggio che ricevetti la vostra epistola tramite un giovane corriere tuareg su cammello. Dopo averla letta, in preda alla disperazione, lo feci salire in lettiga dove all'ombra dei tendaggi, su cuscini profumati di sandalo, gli feci avere il suo primo amplesso. Dovete capirmi! Ero sconvolta dalla vostra lettera, sicura ormai che non vi avrei più rivisto come prima. Trovai giovamento dalla sua tenerezza fanciullesca, dalla sua fresca prepuberalità... io, donna di mondo, avevo bisogno di rinascere a nuova vita. E così è stato. Quell'incontro mi suggerì che dovevo assumere le vesti monacali consapevolmente e una volta per tutte. Feci così deviare la rotta verso Tangeri attraversando la frontiera del Marocco per poi imbarcarmi alla volta di Gibilterra ed approdare nella cattolica Spagna, dove presi i voti. Là seppi di un volo speciale per l'Egitto, che trasportava monache volenterose di cambiare sede, per rinchiudersi, in un insieme irridente di parche voglie, nel monastero di Santa Caterina. Così ho fatto e sono stata accolta affettuosamente dalle mie nuove consorelle. Ho cominciato una felice nuova vita di giardinaggio e canti pseudogregoriani dai melismi arabeggianti e per di più in greco (ma chi me l'ha fatto fare a me?). Sono in clausura e non mi è permesso guardare negli occhi nessuno, deludendo i visitatori che vengono a farci generose offerte, nella speranza di vedermi.
Ormai sono una leggenda.
Ogni tanto, dal profondo della mia cella, scruto il cielo terso del mio amato deserto e penso a voi in quel di Casablanca mentre vi godete la vita assieme alle vostre sorelle, certamente diverse dalle mie, ma sempre - sono sicura - molto apprezzate. Sarete sempre il mio amato Boris. O Barbara che siate.
Vi porgo il mio più casto saluto.
Suor Maria Ieratica








