lunedì, 14 maggio 2007

Garni Flamme de Dieux, XVIII arrondissement (zona Clinica Saint Flambé), 06:51.

Da soffiata telefonica di mio informatore crostaceo apprendo Irina in arrivo accompagnata da sordido Alexej. Miseria! Altro che missione a Il Cairo per Grande Frate, piuttosto ripugnante manovra di appropriazione di pingue conto in banca. La fredda calcolatrice non si smentisce. Ma l'idiota non sa che lei non può amare.

Non c'è tempo da perdere.

Prima di cominciare i miei appostamenti breve visita in clinica al capezzale di Olga, le cui condizioni vengono definite "gravi ma non disperate": i potenti anestetici che le somministrano contro il dolore le permettono solo rari momenti di lucidità, in cui non fa altro che mormorare "voglio un latifondista". Al momento è ancora completamente fasciata da bende, ma non c'è molto da sperare sul suo grado di riconoscibilità...

Un croissant e mi precipito da Ahmed, tassista turco noleggiato per l'intera giornata.

 

Aeroporto Paris-Orly, 11:58.

Da vetrata panoramica osservo con binocolo atterraggio del jet privato del sozzo zarista.

La meretrix generosa scende scaletta seguita a ruota da attuale odioso compratore. Indossa tailleur grigio, cappello e veletta calata sugli occhi. Breve esitazione una volta raggiunta la pista, poi il leccone la introduce in enorme limousine color argento targata Florida. I bagagli vengono caricati. La macchina si dirige poi verso l'uscita, ed io a mia volta mi affretto verso mia "limousine". Seguirò gli spostamenti dei due fino a trovare l'occasione più propizia per sorprendere soave affabulatrice e urlarle addosso il mio amore ferito.

 

Restaurant Chez Rufus le Rufien, 13:45

Ostriche!

Dunque è questa la strategia libidinosa adottata dall'odioso monarchico traditore del popolo: confondere i già troppo ricettivi sensi della mia diletta cogli effetti afrodisiaci dei mucosi bivalve! Nemmeno la mia mente elegantemente perversa sarebbe riuscita ad escogitare uno stratagemma così subdolo, forse proprio perché quello che lega Irina a me è amore... forse. Da un tavolo prossimo al loro, irriconoscibile in uno dei miei camuffamenti più riusciti (parrucca rossa, filo di perle, abito lungo), fingo di consumare un raffinato spuntino vegetariano in solitudine, ma in realtà non perdo una parola che i due si scambiano.

 

Lei ride.

Lui ammicca storcendo la bocca e umettandosi le labbra.

Lei ride sempre.

Lui allunga una mano verso la sua.

Lei lascia fare, e ride.

"E come sei bella qui, e come sei bella lì."

"E come sei ricc... gentile qui, e come sei... gentile lì."

L'ultima ostrica le sguscia in bocca con la stessa leggiadria di un petalo su un manto erboso: trattasi in realtà di mollusco marroncello dal sapore catarroso.

Lui non riesce a staccarle gli occhi da dosso, soffermandosi ora sui capelli raccolti in un impeccabile chignon, ora sulle labbra maliarde, ora sul candido décolleté...

 

QUESTO È TROPPO! Sono già pronto ad alzarmi per affrontarlo, quando con gesto remissivo lei gli comunica che deve andare ad incipriarsi il naso, intendendo verosimilmente "vomitare". Trattenendomi a stento rimango seduto, e mentre lei sfiora il mio tavolo con andatura felina in direzione cesso (ah, se sapesse che sono qui!), osservo con interesse da entomologo la fantasiosa cromaticità di cui è capace la fronte del caro Alexej. I toni del giallo rappresentano tutti gli stati d'animo che il marpione è in grado di provare: eccitazione sessuale, piaggeria, eccitazione sessuale, piaggeria...

Esaurito dopo qualche minuto l'interesse scientifico, mi alzo anch'io per raggiungere la mia Lesbia già pregustando un incontro di sfrenata passione consumato nella toilette delle signore su un porta-carta igienica, quando mi accorgo che si è in realtà fermata al telefono pubblico. Discute di qualcosa di importante, che la coinvolge sicuramente da vicino, perché la sua voce è incrinata a tratti da una nota stridula, quasi a voler esprimere stupore. "...Boris...": un tuffo al cuore! Mi sembra che pronunci il mio nome, ma è quantomeno azzardato da parte mia fare affidamento sulle mie capacità uditive a distanza, specie dopo il terribile viaggio aereo Mosca-Algeri. Ancora preda dell'illusione, sempre contemplando l'amata figura tra le foglie di un gigantesco tronchetto della felicità, entro a piedi uniti nel vaso quando improvvisamente la conversazione telefonica si conclude e lei ritorna verso il tavolo a passi spediti, ma non per questo meno ipnotizzanti. Il locale è ormai in chiusura quando colgo il momento propizio per liberarmi dalla morsa famelica di quella che si è insapettatamente rivelata pianta carnivora di dimensioni mastodontiche.

Maledizione! Me li sono lasciati sfuggire, ma ho ancora una speranza: Ahmed è appostato in doppia fila proprio di fronte al ristorante, e scommetto che lui ha ancora la situazione sotto controllo.

Coperto di fetenti succhi gastrici di origine vegetale raggiungo il fido tassista, riconoscendo la vettura dalle perline ai finestrini e Khaled a tutto volume.

postato da: irinaeboris alle ore 17:02 | Permalink | commenti
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martedì, 08 maggio 2007

Caro Diario,

sono in aereo, chiusa a chiave in cabina sul jet privato di Alexej, miracolosamente scampata alle sue risucchianti avances. Mi ha prelevata da Il Cairo, salvandomi, peraltro, dalle unte grinfie dell'ennesimo spasimante novantenne... UFFA!

Ieri sono stata all'inaugurazione del nuovo museo archeologico de Il Cairo per conto del Grande Frate, la cui spietata pinguedine non gli aveva permesso di presenziarvi. Ovviamente il premier libanese non si è visto, e le etichette con i nomi delle autorità pericolose indagate per spaccio d'organi (il libanese avrebbe dovuto girarle all'Intelligence mediorientale con l'incarico di elminare fisicamente detti soggetti) sono ancora a marcire nella mia borsetta.

Così mi sono dovuta sudare i miei sette vestitini di organza (tra l'altro carissimi, acquistati nel suk di Sharm El Sheik...) e sorbettare i capi di stato per otto ore di cocktail - e siamo in un paese musulmano, ma porc[testo cancellato]! - per l'anima della balalajka scordata. (Lo diceva sempre mia zia).

I balordi mi alitavano sul collo e concupivano il mio serico corpo profumato di ambra, sentivo i loro sudori sempre più vicini. E' mai possibile? ero l'unica lì dentro ad essere presente effettivamente per l'inaugurazione di un museo e non per abbordare.

Terminata la cerimonia sono fuggita in albergo, dove mi ha raggiunta la metallica voce di Alexej con una sconvolgente notizia - la più grave delle cose che potevano accadere - il destino si è accanito contro una giovane incolpevole, Olga, poverina... morta. Non riesco a crederci. Mi sembra di vederla ancora giocare nel mio giardino a San Pietroburgo, dove chiacchieravo assieme a Tatjana degli ultimi cadetti entrati in società. Eravamo così giovani... piccola Olga... proprio a Parigi, la città dell'amore... 

Triste il destino di noi esuli, sempre alla ricerca di una patria impossibile.

E quando veniamo colpiti siamo costretti a perire in luoghi estranei.

Speravo che questo viaggio fosse il più veloce possibile, ma all'aeroporto de Il Cairo abbiamo dovuto aspettare e aspettare ancora che si liberasse una qualche stupida pista - i soliti turisti maledetti, li fanno passare prima perché pagano bene, ma è possibile che Alexej con tutti i suoi fondi da cadetto dei Romanov non sia riuscito a corrompere nessuno?

Così, dopo una notte insonne passata a metà fra la putrida sala d'aspetto con il lombrico affamato e la cabina dell'aereo, finalmente scorgo i tetti di Parigi.

Ha cercato più volte di baciarmi davanti a un croissant caldo, continuava a gridare: - Vi amo, io vi amo da impazzire, questo sentimento, tevvibile e geloso, mi prende tutto e non mi lascia vespivave. - Più che ritrarmi non riuscivo a dargli un secco rifiuto, mi mancava il coraggio, non volevo umiliarlo... insomma, la fragranza della brioche si mescolava all'impeto verboso di quell'uomo e io non ce la facevo più, che mi lasciasse mangiare in pace! Allora ho avuto un'idea geniale: ingannarlo chiedendogli una sigaretta, come ai vecchi tempi quando lui, finito il mio orario di lavoro (a chissà quale ora della notte) mentre l'ultimo cliente se ne andava, si precipitava nel mio appartamento con il portasigarette d'argento in mano ed io, in tono terribilmente equivoco, gli dicevo: -Alexej, pa§§ami una §igaretta...-



Appena ho pronunciato queste parole si è illuminato, ha quasi pianto (pensando probabilmente di essere riuscito a fare breccia nel mio cuore) ed è corso a prendere il portasigarette. Attimi preziosi per scappare nella mia cabina e chiudermi a chiave; è da qui che ti scrivo.

Tra poco atterreremo a Parigi.

Boris, amore mio... perché l'ho lasciato solo? Sarà furente per il mio gesto? Resisterò all'impulso di stringerlo a me e soffocarlo tra le mie spire? Quando riuscirò a vederlo? Mi tormenta il ricordo delle sue labbra, delle sue morbide braccia. Del suo profumo.

La gioia di rivedere la cara Tatjana si mischia al dolore incolmabile per la perdita della povera Olga. E alla noia per questa sanguisuga.

con queste pa§§ioni che mi agitano il cuore ti lascio, mio fedele.

la tua

Irina

postato da: irinaeboris alle ore 16:05 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 02 maggio 2007

le 17:32 - un caldo albergo de Il Cairo - nella stanza 13, in penombra, si spande un odore acre di incenso al fiore di loto.

Un fottuto telefono grigio ante guerra squilla sul riposo della stanca Irina.

<drrrrriiiinnn...

...drrrrriiiinnn...

...DRRRRRRIIIINNN!!!!>

Irina – Pron- Vaff- Ehm- PRONTO?

Alexej - Ciao I V I N A.

Irina - Alexej... come avete fatto a rintracciarmi qvi?

Alexej - Ho letto su Il Resto del Carlino che eravate a Il Cairo per conto del Grande Frate.

Irina - (fra sé) Meno male che era una missione segreta... (ad Alexej) Aaah, bène, il Carlino, allora cosa avete da dirmi? ho un po' fretta...

Alexej - Sì sì faccio presto... è che... è successa una tragèdia.

Irina - O mio Dio, no, Boooooori§!

Alexej - No, no puvtvopp... ehm cioè sì dicevo, non Boris ma... Olga!

Irina - Olga chi?

Alexej - Olga Ivanovna, la nipote della caara Tatjana... a Parigi... si è data fuooooco!

Irina - Fuooco? E come... come §ta?

Alexej - Movta.

Irina - O mio Dio...

Alexej - Ivina, comprendo il vostro smarrimento, per questo sto decollando alla volta del Cairo con il mio jet privato per scortarvi sino a Parigi dove rendere omaggio alla salma di Olga con i nostri amici esuli.

Irina - Raduno le mie co§e. Farò chiamare un ta§§ì che mi porti all'aeroporto. Ci vediamo là.

Alexej - Irina?

Irina - §ìììì?

Alexej - Ecco, io... io v'amo.

Irina - Quale vano? il portabagagli? Che problema ha? Parlate più forte, ci devono e§§ere delle interferenze.

Alexej - No Irina, io V'AMO, SOFFOCO, T'AMO, SONO PAZZO, NON NE POSSO PIU', E' TROPPO. IL TUO NOME MI STA NEL CUORE COME IN UN SONAGLIO E VISTO CH'IO NON FACCIO CHE VIBRARE PER TE, SEMPRE, IL SONAGLIO S'AGITA E IL TUO NOME MI RISUONA DENTRO. RICORDO TUTTO DI TE, AMO TUTTOOOO...

<CLICK>

Alexej - Iri-Irinaaaaaa? Dove siète?

<TUUU-TUUU-TUUU-TUUU>

Alexej - Ecchemmenefrega, tanto arrivo a prenderti, ovunque tu sia...

<CLOCK>

...un jet privato sta rollando sulla pista dell'aeroporto G.Marconi di Bolonja. Il personale a bordo, atterrito dalla confessione del padrone, fa finta di nulla e continua il suo lavoro...

postato da: irinaeboris alle ore 17:27 | Permalink | commenti
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