vi scrivo nella penombra umida e fredda di questa umida ombrosa e fredda giornata, dal profondo del mio cuore ombroso umido e freddo.
Sapete? Il mio cuore non può che volare a voi in un'orrenda giornata come questa (che è ombrosa, umida e fredda se non l'avete ancora capito) e alla steppa che ci siamo lasciati alle spalle dopo la nostra straziante fuga verso la libertà.
Mi ritornano alla mente i più svariati ricordi della nostra felice vita precedente, quando, annunciato da un biglietto che mi recapitava il mio fedele maggiordomo-seppia ("Il fsignor Borifs per voi, madame"), entravate in casa mia e passavamo le nostre ore più felici a leggere libri di un noto autore anglofono, Flan O'Brien. Vi faceva impazzire, ricordate? Oh, come gioivo a sentrivi così caldo e vibrante al solo suono di quel nome - e per fortuna che vibravate bene anche al mio, di nome. Tatjana mi parlava tanto di voi; certo, lei era in cerca di un latifondista, e le vostre povere poesie nulla potevano contro lo spietato capitalismo... ma ella era tanto fedele a voi da sciogliermi il cuore.
Mentre io, spietata calcolatrice di facili guadagni, ero presa più dalla passione di estinguere il vostro triste portafoglio, che dal vostro corpo caldo e vibrante d'amore per me.
Fui una sciocca, solo ora comprendo... come dimenticare la musica di quel film occidentale, Lezioni di piano, mentre cercavo di farvi assaporare ogni angolo più recondito e succoso di quella terrina di mousse al cioccolato... ricordate come vi immergevo le Macine, vogliose di tuffarsi in quel mare marrone? Ero io.
Ed ora che succederà? Cosa ci riserverà la vita oltre alle dodici miniere di uranio che ho tenute nascoste per noi? Lo sapete, in fondo sono povera anch'io, ma di sentimenti... Allora mi interessavano solo le cose concrete.
I soldi.
Il successo.
Il sesso.
Quel che è peggio, mio caro Boris, è che queste cose mi interessano anche adesso.
Alla nostra prossima vita.
Irina








