Mio suadente Boris,
il mio snodato maggiordomo mi ha scritto di voi; so che siete tornato a casa in Grande Madre Russia. Spero che la vostra salute sia buona e che non ci sia - per il momento - alcun losco figuro voglioso di farvi le scarpe. Tragicamente non sono riuscita a congiungermi con voi come avrei tanto voluto ma sono dovuta partire improvvisamente per il deserto del Sahara, dove un ricco amenukal Tuareg (in pratica il reuccio di questa comunità) mi voleva vedere (prima vedere poi comprare) per stipulare un contratto... di matrimonio.
E' da là che vi scrivo. Sono in una calda tenda che piano piano raffredda al sopraggiungere della notte del deserto con il mio portatile, alla luce di romantiche lampade a petrolio. Che puzza. Mentre scrivo le mie mani disegnano degli arabeschi sulle pareti di questo bianco riparo. Ahimé, come mi mancate! Non posso descrivere il mio smarrimento di fronte alla vostra mancanza. E ora voi poverino sarete al freddo, coi guanti bucati in piazza Rossa ad aspettare la morte (o un po' di elemosina) o, nel peggiore dei casi, in qualche albergo dell'immensa periferia di Mosca. Magari a sollazzarvi con una riduzione su vhs con le parti dei dialoghi mandate avanti veloci di Senso '45.
Lo so che vi manco anch'io.
Mio Garko.
Ho deciso di farmi sposare da un Tuareg affascinata dalla poesia della vita nomade. Sì, poesia. Cammelli puzzoni, lana addosso con 50 gradi e clan matrilineari. Meraviglioso, quando non sei l'ultima arrivata e c'hai addosso gli sguardi della suocera, che nella nostra tenda è chiamata semplicemente "capo". Comincio a capire che è impossibile rinnegare le mie radici. Il mio portatile mi sta ricordando, vigliacco, come mi manca tutto quello che mi sono lasciata alle spalle. Suona Tchaikowskij. Il mio Lago dei cigni.
Boris, mio dolce Boris... ho sbagliato ancora una volta, questa vita non fa per me. Voi DOVETE salvarmi. Avete capito? Lasciate i vostri stupidi loschi traffici a Mosca e recatevi qui immediatamente. Vi ho già prenotato un biglietto sola andata per Algeri. Dobbiamo fuggire, torneremo nella luminosa Comunità Bononjense, dove, guidati da Grande Donja, capiremo la magia di uscire da noi stessi per diventare altri e capirci di più. Boris, aiutatemi, vedo un'ombra avvicinarsi... sarà lui? Vorrà consumare il contratto... per quanto tempo ancora dovrò fingermi malata?
Partite subito... e, per favore, non mandatemi Nathaniel; lui non deve sapere nulla - già dopo la nuotata nella Neva è diventato cardiopatico e la sofferenza per la mia situazione potrebbe essere pericolosa; e poi la sua viscida e tumida pelle seccherebbe sotto il carapace a contatto con le distese aride del Sahara. Mi serve ancora cioè (testo cancellato) gli voglio troppo bene e non mi perdonerei mai se gli succedesse qualcosa a causa mia. Per questo confido in voi. Siete forte e impavido. (...)
Toglietemi dalle mani di quest'uomo.
Addio - spero di rivedervi prestissimo.
La vostra, disgraziata
Irina








