Caro Diario,
sono in aereo, chiusa a chiave in cabina sul jet privato di Alexej, miracolosamente scampata alle sue risucchianti avances. Mi ha prelevata da Il Cairo, salvandomi, peraltro, dalle unte grinfie dell'ennesimo spasimante novantenne... UFFA!
Ieri sono stata all'inaugurazione del nuovo museo archeologico de Il Cairo per conto del Grande Frate, la cui spietata pinguedine non gli aveva permesso di presenziarvi. Ovviamente il premier libanese non si è visto, e le etichette con i nomi delle autorità pericolose indagate per spaccio d'organi (il libanese avrebbe dovuto girarle all'Intelligence mediorientale con l'incarico di elminare fisicamente detti soggetti) sono ancora a marcire nella mia borsetta.
Così mi sono dovuta sudare i miei sette vestitini di organza (tra l'altro carissimi, acquistati nel suk di Sharm El Sheik...) e sorbettare i capi di stato per otto ore di cocktail - e siamo in un paese musulmano, ma porc[testo cancellato]! - per l'anima della balalajka scordata. (Lo diceva sempre mia zia).
I balordi mi alitavano sul collo e concupivano il mio serico corpo profumato di ambra, sentivo i loro sudori sempre più vicini. E' mai possibile? ero l'unica lì dentro ad essere presente effettivamente per l'inaugurazione di un museo e non per abbordare.
Terminata la cerimonia sono fuggita in albergo, dove mi ha raggiunta la metallica voce di Alexej con una sconvolgente notizia - la più grave delle cose che potevano accadere - il destino si è accanito contro una giovane incolpevole, Olga, poverina... morta. Non riesco a crederci. Mi sembra di vederla ancora giocare nel mio giardino a San Pietroburgo, dove chiacchieravo assieme a Tatjana degli ultimi cadetti entrati in società. Eravamo così giovani... piccola Olga... proprio a Parigi, la città dell'amore...
Triste il destino di noi esuli, sempre alla ricerca di una patria impossibile.
E quando veniamo colpiti siamo costretti a perire in luoghi estranei.
Speravo che questo viaggio fosse il più veloce possibile, ma all'aeroporto de Il Cairo abbiamo dovuto aspettare e aspettare ancora che si liberasse una qualche stupida pista - i soliti turisti maledetti, li fanno passare prima perché pagano bene, ma è possibile che Alexej con tutti i suoi fondi da cadetto dei Romanov non sia riuscito a corrompere nessuno?
Così, dopo una notte insonne passata a metà fra la putrida sala d'aspetto con il lombrico affamato e la cabina dell'aereo, finalmente scorgo i tetti di Parigi.
Appena ho pronunciato queste parole si è illuminato, ha quasi pianto (pensando probabilmente di essere riuscito a fare breccia nel mio cuore) ed è corso a prendere il portasigarette. Attimi preziosi per scappare nella mia cabina e chiudermi a chiave; è da qui che ti scrivo.
Tra poco atterreremo a Parigi.
Boris, amore mio... perché l'ho lasciato solo? Sarà furente per il mio gesto? Resisterò all'impulso di stringerlo a me e soffocarlo tra le mie spire? Quando riuscirò a vederlo? Mi tormenta il ricordo delle sue labbra, delle sue morbide braccia. Del suo profumo.
La gioia di rivedere
con queste pa§§ioni che mi agitano il cuore ti lascio, mio fedele.
la tua
Irina








