Su e giù per quei fottutissimi Champs Élysées, 15:02-17:48
Il taxi di Ahmed, solo in apparenza una carriola sfondata regno del kitsch nazionalista arabo, è in realtà dotato delle più moderne apparecchiature di navigazione e localizzazione: mentre ero alle prese col famelico vegetale l'intrepido berbero si è occupato di piazzare sotto la limousine del frocio un dispositivo "Guia". Guia? Questo nome non mi è nuovo... dev'essere la procace batterista nei Feathers Iron, ma cosa c'entra con una microspia? Uno spelling sputacchiato chiarisce l'equivoco: l'apparecchio è un G.W.I.A. (acronimo di "Guess Where I Am"), versatile oggettino in dotazione agli agenti segreti di Sua Maestà. Non oso chiedermi come sia finito nelle mani di Ahmed. Due i tasti, tre le funzioni fondamentali: la prima, Locate, permette di localizzare la fonte del segnale, con la seconda, Detonate, si innesca una carica di esplosivo al plastico, "perché non si sa mai...", provocando in terzo luogo la fine immediata della missione. Un simpatico -bip!- ci avverte costantemente della vicinanza al nostro obiettivo mobile, mentre io mi tengo timorosamente alla larga del tasto omicida fissando con sguardo supplice il navigatore satellitare. Rapidamente raggiungiamo l'inconfondibile vettura da mafioso nei pressi dell'Arc de Triomphe, dove, dopo avere stracciato una precedenza a una Multipla sovraffollata targata Avellino da cui si dipartono coloriti improperi, ci buttiamo sull'Avenue des Champs Élysées. Con la fronte ancora imperlata di sudore freddo osservo dal sedile posteriore la limousine che accosta proprio davanti alle vetrine luccicanti di Hermès, poche decine di metri avanti a noi. Non riesco a trattenere una trafila di suoni sconnessi, che evidentemente impauriscono il mio distratto autista al punto tale da fargli azionare il freno a mano (eccheccazzo), proiettare la nostra vettura in un acrobatico testacoda e porci in rotta di collisione con un pullmann stracolmo di turisti giapponesi. Un controcolpo di sterzo dell'ultimo momento evita il peggio, ma il retrotreno del taxi è ormai solo un ricordo. "Allah akbàr!" ("Allah è grande!"), sono le uniche parole di cui è capace Ahmed quando si accorge di essere ancora di questo mondo, ma le mie preoccupazioni sono altre: è stato più grave aver vanificato in un sol attimo i miei sfrozi di segretezza con l'incidente epocale o piuttosto imbatterci in questi stupidi musi gialli che hanno filmato tutta la scena e divulgheranno la mia immagine di ricercato in ogni angolo del pianeta? Fra l'altro ho sempre trovato le constatazioni amichevoli terribilmente noiose. Si impone la fuga: mi defilo dal finestrino anteriore destro, l'unica uscita disponibile nell'accartocciamento generale, senza dimenticarmi di lasciare 500 rubli nella mano sudaticcia del camitico. Irina non si è accorta di nulla, ne sono certo, specie considerando l'entità del suo attuale impegno: grattare fino al fondo il sozzo barile di Alexej. Nulla, al di fuori di un'unghia rotta, potrebbe distoglierla dai suoi intenti. Li intravedo all'interno del negozio, lei sempre più rapace e lui sempre più viscido. Qualche migliaio di franchi più tardi una piramide di pacchetti varca l'uscita trainata da suoi volenterosi scagnozzi griffati, seguita dalla trionfante Irina, avvolta in un orrendo foulard a scacchi: Piazzola o Hermès? Il dubbio sussiste. Protetto dalla barba incolta e da un caffetano color senape rubato ad Ahmed, mi avvicino ai due, e in un brandello di conversazione li apprendo in direzione Place Vendôme per un aperitivo. Non rimane che il métro per coprire il tragitto.
Place Vendôme, 18:30
Da una panchina scrocqueise, in prossimità dei tavolini di un pretenzioso piano bar, il notiziario di Radio France mi informa di un ingorgo di traffico che paralizza gli Champs, pare causato dai soliti sans papier rompipalle. Approfitto della lunga attesa per procedere nei miei studi poetico-antropologici. Tra gli esemplari più interessanti:
- Uomo anziano con qualcosa di simile a una lunga supposta in bocca e baguette sotto l'ascella: procede disinvolto corrugando la fronte in un'espressione agnostica; guru di fine secolo?;
- Grasso boss con valigetta in pelle umana (imbottita di tritolo?) incede con passo da equilibrista sul marciapiede: si ferma di fronte ad un negozio di bambole; padre o pedofilo?; incrocio esistenziale tra etica mafiosa ed etica genitoriale;
- Giovane puledra vestita d'azzurro con rete da pesca nera per calze, mazzo di rose in mano, innumerevoli sacchetti di boutique da cui spunta tessuto inusuale (latex?); forse sadomaso in shopping;
- Tassista impazzito per pompino da parte del passeggero semina il panico travolgendo pony-express in bici; ottima esemplificazione del dissidio "Eros e civiltà", (Herbert Marcuse).
Finalmente arrivano cinguettanti e si piazzano nel bar vicino, forse attratti dalla promessa di una happy hour dalle condizioni piuttosto vaghe. Che il sorcio abbia finito i soldi?
Hotel Metropole, di fronte a Suite Royale, 19:36
Si sono chiusi dentro qualche minuto fa, e già sento il mostro dagli occhi verdi graffiarmi le viscere; la gelosia oscura progressivamente le mie facoltà mentali, e come in un fotogramma mi vedo disperato sgomento digrignante pazzo. La mia mano già s'avventa feroce sulla maniglia per coglierli allacciati in uno spasimo sui preziosi tappeti persiani, quando la porta si socchiude lentamente ed appare lei...
M'illumino d'immenso.








