Mio anelato Boris,
sono venuta a conoscenza da quel mostro di Alexej (che al momento intrattiene lubrichi rapporti con Olga, il pederasta) di quali orrendi crimini sei stato accusato e del motivo per il quale mesi fa fosti catturato alla "Cave".
Non mi importa di quello che hai fatto (certo che la storia dei capezzoli potevi anche risparmiartela...) e spero che questa storia si concluda al più presto, in un modo o nell'altro.
Parigi senza di te è crudele. Talvolta mi capita di pensarti così intensamente che mi sembra di vederti davanti a me, nei caffè o per strada... quante magre figure ho fatto scambiando tanti uomini per te - l'ultima volta ho ricevuto una borsetta in testa dall'anziana donna di un giovane gigolo (o così credo) al quale sono saltata in braccio credendo che fossi tu... Ormai nei caffè chiedo il conte al posto del conto. I camerieri marpioni del "Café 2 Moulins" mi hanno capita e non mi correggono più; hanno anche smesso di provarci (la prima volta che mi hanno vista senza di te si sono dati alla pazza gioia, poi hanno capito che c'era poco da fare, un'ameba sarebbe stata più ricettiva).
I nostri amici esuli mi trattano come una vedova, viste le inclementi leggi d'oltreoceano. Evitano sempre il discorso, e in modo particolare il tuo nome, divenuto ormai un tabù. Tutti, tranne Zoidberg. Quel crostaceo ha qualcosa in mente, lo sento.
Vado a trovare Olga ogni giorno. E puntualmente, ogni santo giorno, al suo sacro capezzale c'è Alexej. Deve aver capito che con me non avrebbe avuto speranze. Olga si fa corteggiare allegramente - ma che bella fasciatura qua, ma che bella cicatrice là... e com'eri affascinante con quel burqa... e che t'importa del burrocacao, anzi, me ne metti un po' qui...? io non ne posso più, mi sento impotente. In più Tatjana è d'accordo che i due si vedano - che male c'è? è ricco, la fa ridere un po'... prendo boccate d'aria nel corridoio della clinica...
E' in una di queste "fughe di disgusto" che mi capita davanti agli occhi una piccola donna mora, capelli lunghi, faccia a punta e tette in vista... solo ora che ci penso ricordo che l'ho già vista da qualche parte... ma sì, sulla copertina di Lürica, un giornaletto di seconda scelta sul mondo dell'opera... si chiama... ecco sì Petuleta Azucar, è una celebre insegnante di canto, argentina, promotrice del metodo "Sing". Ed è qui da quattro giorni, va ininterrottamente avanti e indietro dalla camera a fianco ad Olga. Scopro che vi giace una sua giovane allieva caduta in coma in seguito a un rapporto sessuale estremo con un oboista (così almeno dicono le malelingue... nessuno è in grado di spiegare quale possa essere stato il ruolo dello strumento durante il fatto). Poverina, pare che fosse una promessa della lirica... Irène Suquette, soprano, già debuttante con il JeGheJe, un gruppo appassionato di musica pallosa, con sede al Bois de Boulogne. Ricordi? Sono quelli di cui vedevamo le loro pubblicità sui portoni delle chiese e non riuscivamo a trattenerci dal ridere e li apostrofavamo "manica di castrati"... i ricordi mi annientano.
Ho finito per parlare alla Azucar. Ha detto che mi conosceva già come allieva del Maestro Sgrattaquì, un direttore di coro italiano, e come tale dal sangue caliente, dice lei - non intendo venire a conoscenza dei laidi particolari tra i due, se mai ce ne siano - famoso in tutto il mondo per i suoi angoscianti e dissonanti brani di musica contemporanea. Il più famoso è “Scroscìo di Cessi”, che sfrutta allitterazioni sonore dell'acqua che scroscia sapientemente miscelate a pugni nello stomaco che i cantori devono darsi per esprimere al meglio la colica rappresentata nel pezzo. Alta scuola compositiva di Buchenw- cioè, Darmstadt. Dopo mille moine Petuleta mi ha chiesto di fare un'audizione presso di lei.
L'audizione:
Sinnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnngggggggggggggg
uuuuuuuuuuuuuuaaaaaaaauuuuu
oooooooooooooeeeeeeeeeeeeeiiiiiiiiiiiiiiii
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiaaaaaaaaaaaaaaaaj.
Dice che sono la voce che cercava. Mi ha chiesto di seguirla a Buenos Aires, dove col metodo Sing tirerà fuori quello che non ho ancora scoperto di possedere.
Confesso che ho paura.
Pare che per Irène non ci sia più tanto da fare, e Petuleta non ha la minima intenzione di vegliarla, dice che il tempo è denaro e che quello accanto a Irène è tempo perso.
Non le ho ancora risposto. Ma ho sempre sognato di andare in Argentina a imparare il tango. Poi qui non c'è più niente che mi interessi.
Anche i nostri fratelli russi mi hanno suggerito di cambiare un po' aria, sono convinti che Petuleta mi aprirà nuove strade, e mi farà anche dimenticare il brutto vizio del mio lavoro. L'unico che si oppone è Zoidberg. Stupida seppia, di cosa ha paura? E' invidioso, lo dico io. Sarà che odia Petuleta, visto che gli ha detto che non sarà mai un cantante, con quella voce, ma soprattutto con quei bargigli... e lui se l'è presa! Sai com'è, vuole sempre fare e avere tutto... è insopportabile.
Montmartre mi uccide e i soldi scarseggiano... ho paura di scoprire come la Azucar intenda essere pagata...
Boris... dove sei? Te ne prego, se mai dovesse arrivarti questa lettera, rispondimi a questo indirizzo:
Escuela Sing-Sing
Plaza de la Muerte de la Música 12
Buenos Aires, Argentina
Il tuo ricordo mi dilania.
Irina








