Mia diletta e unica ragione di vita,
la mia apparente uscita di scena dalla vostra vita è una colpa troppo grande perché basti una vita per scontarla, peccato mortale che dilania la mia coscienza e vi ha consegnato - temo - ormai definitivamente nelle sozze mani di un abietto infedele. Pur non sperando neanche più lontanamente nel vostro perdono, vi chiedo nondimeno di ascoltare il lamento di un uomo travolto dal corso stesso della sua vita. Confido infatti nella vostra infinita comprensione degli istinti umani, unica mia possibilità di essere nuovamente onorato di sostenere in futuro il vostro sguardo cigliuto.
Non appena lessi la vostra missiva cominciai ad indaffararmi per sbrigare seppur frettolosamente gli affari che mi costringevano in patria (per inciso: un taglia internazionale dell'FBI del valore di 6 Mln $ pende sul mio capo di nobile stirpe per traffico e ricettazione di organi. Inutile dire che si tratta di calunnie...) , e nel giro di pochi giorni raggiunsi l'aeroporto della capitale, dove effettivamente mi avevate riservato un biglietto aperto sul volo per Algeri. "Aperto" nel senso che intesi solo quando un magazziniere connivente della Aeroflot (da voi verosimilmente corrotto: esigo sapere come, ma ho orrore di quale potrebbe essere la verità, visto il suo sorrisetto sarcastico quando mi presentai) mi costrinse a ficcarmi in un baule per trasporto animali, diretto nella stiva del velivolo. Non posso lamentarmi del comfort di viaggio, nonostante la stiva non fosse pressurizzata ed ora io possa sostenere conversazioni solo a partire da 70 Db, e nemmeno della compagnia, che a posteriori definirei variopinta, vigile e loquace, anche se a tratti malolente. Arrivati a destinazione temevo già di seguire le orme avventurose del nostro viscido amico, e di finire in qualche circo itinerante maghrebino, magari imprigionato nel ruolo degradante dello struzzo pelato. In un certo senso però andò peggio. La carovana che mi prelevò in quel di Algeri era diretta a Marrakech, dove sinceramente non sapevo che fine avrei fatto, ma qualunque cosa potesse accadere ero ancora determinato a raggiungervi nel deserto. Vi avrei trovata scovando ogni singolo granello di sabbia se fosse stato necessario, avrei ingaggiato una lotta all'ultima goccia di sudore tra me ed il Sole onnipotente per togliervi dalle grinfie dell'odioso saraceno. Ma alle porte di Casablanca una buca più profonda delle precedenti su quelle cazzo di strade marocchine... ehm... dicevo?... ah, sì: una buca mi sbalzò fuori dal carro all'alba e mi lasciò riverso sulla gleba infuocata, privo di sensi ed in evidente stato di disidratazione (non bevevo ormai da due continenti). Fui raccolto poco prima del tramonto da un gruppo che si definì di "turisti". Erano costoro figuri stranamente agghindati, vistosi nel vestire e coperti da trucco pesante, di varia nazionalità ma uniti da qualcosa che sembrava andasse al di là delle loro barbe camuffate e del loro incedere sculettante. Uno di loro, Iole, famoso per il suo mascarpone, mi accolse sotto la sua pelosa ala protettiva e giorno dopo giorno sanò le mie ferite interiori ed esteriori (procurandomene per la verità altre che non sto a descrivervi...). Ci raccontammo le nostre esperienze per certi versi speculari, per altri affini o addirittura identiche: gli raccontai di voi, del nostro amore impossibile, del mio progetto di corsa disperata nel deserto bevendo la mia stessa pipì. Ma più andavo avanti nel racconto, più realizzavo che la mia vera vita non era con voi, ma in mezzo alla comunità dove mi trovavo, in un colorato accampamento alla periferia di Casablanca popolato da quelle che per me erano ormai le mie fate ignoranti. Grazie a loro seppi finalmente capire che lo struggimento che accompagnava il pensiero di voi era in realtà legato all'acidità di stomaco, questa piaga lacerante che mi affligge dalla nascita, e che avrei seguito Iole ovunque. Mi convinsi dunque che fosse necessario un gesto simbolico e definitivo a suggello della nascita del mio nuovo Sé.
Dallo scorso lunedì il mio nome è Barbara.
Il vostro comprensibile sconcerto lascerà il posto ad un amichevole nuovo corso anche nel nostro rapporto. Ne sono certo. Finalmente la pace: nulla più ci unisce, nulla più ci divide. La vendetta non c'entra stavolta. Diciamo che l'FBI mi ha dato una ragione in più...
Ho finalmente imparato ad ascoltarmi e ad amarmi. Ora sono felice.
Tendo le mani verso il vostro viso e chino il capo tra veli fluttuanti.
B.







