Tatiana, sorella mia,
ti scrivo da Santorini, l'isola più merdosamente commerciale di questo fottuto mar Egeo. Io e Boris siamo una vera rarità, qui. Nel circondario di questo Kavalari Hotel tutto è a misura di coppia gay: mutandine commestibili per lui e per lui, accessori da bagno per lui e per lui; non c’è un reggipetto senza protesi per negozi e negozi. E qui ce ne sono solo due. Cosa ci ha spinti in questa diabetica nursery homo, ti chiederai. Ebbene, abbiamo affrontato un lunghissimo viaggio pieno di peripezie e peripericoli... (scusa) ma ti racconterò cos'è accaduto dal nostro ricongiungimento in monastero; come sai lui è venuto da me vestito da donna, cioè, da suora…
Nella mia cella profumata abbiamo passato le nostre ore più dolci. Ma le notizie, si sa, più devono restare segrete più si diffondono con precisione capillare... in convento si cominciava a mormorare di noi (nessuna si spiegava che fine avesse fatto la "pellegrina androgina che assomigliava a Lawrence d'Arabia" che tutte avevano pensato di farsi). La cosa più strana poi era che prelevavo senza pudore il doppio del cibo dal grasso self-service delle suore, nascondendomi fra le pieghe del saio unti cartocci per portarli in cella da lui, che mangiava come un'idrovora per l'esercizio fisico costante e per la paranoia della vita da recluso. Un altro tassello non combaciante nel grande puzzle del convento era che dalla mia cella si spandessero non solo rumori di ogni sorta, ma anche commercialissima musica occidentale. È evidente che i Garbage turbassero la tranquillità monacale. E tutto ciò era alquanto sospetto perché io, in piena crisi mistica, non avevo fatto altro che cantare canti gregoriani. Avrei dovuto pensarci prima, la sovrapposizione delle linee, la scoperta dell’armonia… già un Perotinus avrebbe dovuto metterle sull’avviso! Sono sicura che quelle furbastre fiutassero già il tutto come una muta di sfucculenti cani poliziotto.
Ma il vero casino successe quando Suor Peto entrò nella mia cella mentre io ero in chiesa a pregare. Boris naturalmente era lì. A fare le sue attività preferite: epilazione, maschera anti-invecchiamento, yoga (il passaggio di Iole gli aveva lasciato un segno indelebile…). Appena entrata, la Peto pensò di riconoscermi, ma non riusciva a spiegarsi giusto un paio di cambiamenti somatici sul mio corpo. Boris era vestito con una tutina aderente antiallergica da nemico dell’igiene. Fiutando il pericolo, cercò di indossare in velocità uno dei miei sai. Patetico. Non avremmo la stessa taglia nemmeno se fossi figlia di un grizzly muschiato. La poveretta credette di avere le traveggole, si fece un segno di croce e sbraitando qualcosa tipo “¡Madre de Dios, EL HOMBRE!” andò a chiamare Suor Pippa che, con il suo penetrante strabismo, non dovette aiutarla molto nel riconoscimento dello strano personaggio. Approfittando del momentaneo sperdimento delle mie consorelle Boris sgusciò fuori dalla cella (e dalla nube del pestilenziale vento di un’emozionata Suor Peto). Mi prelevò dalla chiesa. Feci il mio bagaglio in tutta fretta e scappammo alla luce rovente del sole meridiano. Una valanga di stupidi e unti turisti ci travolse durante la fuga - maledetti ingordi con le loro pizze alte tre centimetri, io li odio - ma fu allora che ebbi un'idea geniale: fregare il pulmino dell’Hotel Grand Azure a un autista addormentato sotto un masso. Il miglior modo di ripagare quei luridi turisti.
Mi misi alla guida - buona idea fregare un foglio rosa egiziano a uno studente coranico venuto a chiedere perdono presso di me… - e attraversammo il deserto del Sinai alla volta di Sharm El Sheik, dove prendemmo il primo aereo per Fiumicino. Volevamo tornare in Italia per raggiungervi.
Ma eccoci finiti a Santorini: un dirottamento da parte di un terrorista idealista egiziano, convinto che la purezza d'animo sta nelle mete sagge che noi esseri umani cerchiamo di raggiungere. Mah, a quanto ho capito in realtà questo ha il fidanzato greco.
Approdati qui (caccia via…) stiamo vivendo un tempo irreale, ed è la sola presenza di Boris che mi rassicura sul futuro, anche se pare così incerto...
Credo di amarlo. Nessuno, neanche il divo di Hollywood, mi aveva mai fatta sentire così amata, desiderata, profumata. Sono felice, ho dimenticato le noie della vita, mi sono abbandonata completamente. Lui è così premuroso, quando mi sbaciucchia mi fa sentire l'unica al mondo. E' stato tutto troppo veloce? Non lo so, ma vorrei che non ci separassimo più e ahimé invece dovremo farlo presto, perché non voglio che corra inutili pericoli a causa dei miei loschi traffici clandestini che tu conosci bene.
Partirò quanto prima per Il Cairo, presenzierò alla cerimonia di inaugurazione del nuovo museo archeologico della città al posto del Grande Frate Domenicano che tormenta i miei giorni e le mie notti - lui e le sue appiccicose etichette. Mi ha obbligata a sostituirlo, dovrò intrattenermi con le più altisonanti e prive di sense of humour personalità politiche egiziane per dare un messaggio in codice al premier libanese. Sto rischiando la vita, se in Egitto si viene a sapere di tutto questo mi abbattono. Ma credo di potermela cavare.
Lascerò a Boris uno squallido biglietto di scuse sul comodino di vimini con la morte nel cuore.
Cara Tatjana, mi auguro di rivedervi presto e stai certa che prima o poi tornerò a Bolonja, una volta risolti questi fottuti troiai.
Ora vado a fargli il bagno. Mi godo questi ultimi giorni d'amore. Ti prego, sincerati che stia bene e qualsiasi cosa succeda – qualsiasi – fammelo sapere al più presto.
ti saluto con tutto il mio affetto,
tua fedelissima
Irina







